ChatGPT ha rivoluzionato la comunicazione, portando l’IA al centro del dibattito. Se da un lato minaccia qualità e occupazione nelle content farm, dall’altro offre opportunità per innovare, integrando creatività umana e tecnologia. La sfida è trasformare l’IA in un alleato per contenuti di valore, ripensando le modalità comunicative.
Rivoluzionaria. Stupefacente. Inquietante. Distruttrice di lavoro. Insomma, amore e morte.
L’avvento dell’intelligenza artificiale, sotto le spoglie note di ChatGPT, ha aperto le cateratte dell’iperbole, figura retorica simbolo dell’evo digitale, in diverse varianti. Appena sotto all’uso del sostantivo “genio” e dell’aggettivo “geniale”.
L’intelligenza artificiale in realtà vive nella quotidianità dell’homo sapiens da anni. Ma un salto di notorietà è arrivato lo scorso novembre, quando OpenAI ha rilasciato un programma capace di comporre saggi, brevi articoli. Una svolta rispetto alle chat conosciute. L’attenzione è ulteriormente alimentata dalle reazioni di chi si occupa di informazione, di chi produce contenuti (qui un articolo leggere a firma di Mathew Ingram, “Is AI software a partner for journalism, or a disaster?”)
Incidendo profondamente sul palcoscenico della comunicazione, ChatGPT si presta a essere summa del nostro tempo, in senso culturale, sociale, economico, politico e addirittura esistenziale e “teologico”.
Summa, proprio come la Comedia di Dante Alighieri, che offre una delle migliori immagini generali del medioevo. Un’ambizione “enciclopedica” simile a quella che 700 anni dopo ritroviamo nelle intelligenze artificiali. Si può dire che Dante ne è un precursore, dunque? Entimema discutibile. Traballante. Forse. Nonostante una tenue linea avvolga questi mondi. L’Ulisse che supera le colonne d’Ercole per “seguir virtute e canoscenza”, desiderio incancellabile dell’umana “semenza” (anche se poi naufraga). L’adesione totale alla natura umana che diventa anche empatia verso Paolo e Francesca, amanti per antonomasia, e Cunizza da Romano, donna dai costumi disinvolti collocata nel Paradiso. E addirittura indulgenza verso le libertà sessuali. Intendiamoci: il poeta è e resta un uomo medievale, ma i suoi versi sono tratti giotteschi. Tratti che anticipano il clima culturale del secolo successivo (sul tema chi è interessato può partire dal saggio di Vittore Vezzoli, Dante quasi umanista, qui).
ChatGTP afferma l’avvento di una tecnologia pervasiva, onnipresente. Capace di stravolgere l’organizzazione e la produzione, la costruzione di una delle capacità specifiche dell’essere umano: il linguaggio.
Minaccia esiziale? Siamo destinati a diventare pappagalli stocastici (qui sull’argomento a firma di Chiara Sabelli) che scambiano la libertà con l’opportunità di sbattere le ali in gabbia? E se fosse, al contrario, l’annuncio di una maggiore centralità dell’intervento umano? Di un umanesimo tecnologico?
Lo sviluppo dei sistemi di intelligenza separa il grano dal loglio. Oggi gran parte dell’informazione mainstream, digitale e non solo, è alimentata da un sottobosco “cut and paste”, un copia-e-incolla un po’ più evoluto: frasi da attive a passive, sinonimi. L’intervento del lavoro umano c’è, ma con caratteristiche tipiche del fordismo. La qualità dei contenuti? Se c’è è appena percepita.
Chi scrive e fa informazione utilizza (almeno dovrebbe) doti uniche, che la singolarità tecnologica non può superare. La provocazione, l’uso “strategico” della sintassi e delle figure retoriche. La satira. Il paradosso. Finanche la pazzia. Sono creatività per un autore (consapevole), errori per una macchina.
Certo, ChatGtp e gli affini che saranno presentati sul mercato avranno grandi impatti sulle content farm. In termini di occupazione anche negativi. Questo è sicuro. Ed è un problema, anche se prima di emettere sentenze sulla distruzione di posti di lavoro della tecnologia ci sarebbe da chiedersi come sono nate queste realtà e come operano sul mercato. E che valore aggiungono all’informazione e alla cultura.
Ma le soluzioni per utilizzare questi strumenti, e per farli diventare alleati e non nemici, ci sono. Occorre però ripensare le modalità della comunicazione. L’intelligenza artificiale dovrà diventare un nuovo strumento per alimentare la produzione di contenuti a valore aggiunto. A intelligenza umana aggiunta. La chiave di volta sta in questo passaggio. E sarà questo il perimetro dentro il quale gli operatori del settore dovranno operare.
Giulio Valerio Maggioriano