grafica e impaginazione

questione di stile

Impaginare, letteralmente “mettere in pagina”. Un’altra di quelle attività che sembrano ormai alla portata di tutti: non siamo mica più ai tempi della linotype, i software di impaginazione costano poco, girano su un normale pc e con un corso di qualche giorno si impara a usarli. E poi, diciamolo, ormai anche Word si è evoluto, si possono fare cose bellissime, con tutti quei font, colori…

Se la pensate così probabilmente non vi disturberà più di tanto vedere certi testi “impaginati” semplicemente pescando a mani basse tra gli “effetti speciali” dei programmi di videoscrittura. Ma avere tante possibilità grafiche non basta – e a volte non aiuta nemmeno – a creare una pagina gradevole.

L’equilibrio e l’efficacia di una pagina – di un testo scolastico come di una fanzine – hanno regole di costruzione precise: dalla dimensione della gabbia, alla scelta dei caratteri, dei corpi, dell’interlinea ecc. Sono tutti elementi che devono avere un rapporto tra loro e soprattutto con il prodotto editoriale che li contiene. E non c’è software, per quanto evoluto e complesso, che possa da solo garantire il giusto bilanciamento dei pesi, dei colori, dei pieni e vuoti di una pagina. Che possa cogliere lo spirito del testo per trovare una grafica coerente. In una parola, che possa sostituire la sensibilità del professionista.

Se credete che nell’epoca della stampa fai-da-te questa sensibilità sia superflua provate a pensare a quante volte l’impatto con una pagina troppo “chiassosa” o troppo “grigia” vi ha fatto passare la voglia di leggerla.

La grafica editoriale è l’anello di congiunzione tra il testo e il lettore. Un abito che, come sempre, non può fare il monaco – anche la grafica più efficace non migliora un contenuto mediocre – ma fa sì che i buoni monaci non passino inosservati.