I Large Language Model sono uno strumento per l’elaborazione del processo di scrittura e del linguaggio. Un po’ come può essere la consultazione di un libro. Tecnologia culturale, al servizio di chi vuole creare contenuti.

L’intelligenza artificiale e i Large Language Model, capaci di produrre contenuti basati su informazioni fornite in linguaggio umano, stanno muovendo passi importanti, potenzialmente in grado di incidere sulle nostre vite. Lavoro, apprendimento, comunicazione. C’è il rumore di un’onda che sta per infrangersi. E sembrerebbe possa cambiare il paesaggio, le spiagge – già poco sicure – dove si è abituati camminare. Realtà? Deisdiamonìa? L’infatuazione per le nuove tecnologie si è ripetuta spesso nel corso dell’evoluzione, così come l’illogico rifiuto.

Gli effetti sull’occupazione ci saranno, in quali termini – con i dati attuali a disposizione – è difficile saperlo. Il rapporto EIT Digital, “Generative AI: Europe’s Quest for Regulation and Industry Leadership” prevede un forte impatto sulle skill più alte. Possibile, non certo.

I LLM promettono di assediare ogni settore dell’attività umana, soprattutto quelle strategiche per la specie. Come l’istruzione, la capacità di scrivere, di comunicare. Ne fa cenno, con un approccio da condividere, John Naughton, “AI cheating is overwhelming the education system – but teachers shouldn’t despair“.

Il tema affrontato è delicato e di stretta attualità: come verificare, soprattutto nelle materie linguistiche, ma non solo, che gli elaborati non siano liberi riadattamenti o copia e incolla di quanto viene restituito da ChatGPT et similia?

Qualche strumento, che promette pure di funzionare, esiste, ma è uno sforzo che serve? La caccia alla copia è utile? Meglio cambiare, percorrere nuove strade. Gli LLM vanno considerati una tecnologia culturale, come può essere un libro, le biblioteche, la stampa (Allison Gopnik). Strumenti che supportano e aiutano a esporre il pensiero umano. Non esiste alcuna sostituzione.

La scrittura non è il prodotto finale, va considerata un processo. Pochi hanno il dono di saper scrivere quello che pensano, molti scoprono cosa pensano cercando di scriverlo (EM Forster, citazione dall’articolo). Se la stragrande maggioranza dell’umanità appartiene a questo secondo gruppo, i LLM giocano un ruolo essenziale per la sua crescita. Se la scrittura è intesa come processo, l’uso di un LLM vuol dire elaborare linee di argomentazioni coerenti, costruire follow up, trovare argomentazioni, fonti. Un modello linguistico, inteso in questo modo diventa esattamente uno strumento, non è il risultato finale.

Metodo di lavoro che è applicabile anche per chi si cimenta nel lavoro di comunicare, d’informare. Giustamente esiste la preoccupazione di intercettare il falso – già abbondantemente presente prima dell’esordio dell’AI –, responsabilmente si valutano i possibili impatti sull’occupazione – già abbondantemente bastonata prima dell’esordio dell’AI. Giustamente e responsabilmente, ma non troppo. Se si provasse a rovesciare l’ordine dei fattori, come fosse una sottrazione qualsiasi, i margini dei futuri cambiamenti assumerebbero contorni diversi, più sfumati. Utilizzare un modello linguistico come strumento del processo di redazione di un comunicato stampa, di un articolo diventa un supporto, check evoluto e progressivo sul lavoro.

Quanto a lungo dobbiamo temere l’innovazione tecnologica?

Giulio Valerio Maggioriano